Il 2020 è stato un anno strano e triste, di chiusure e paure. Nella nostra piccola cittadina di mare il tempo si è fatto brutto ad ottobre e sembrava che perfino le nuotate di fine estate ci potessero venire negate. Un giorno il mare era calmo e il sole forte e sono andata a nuotare. È stato molto bello. Venendo via ho incontrato un’amica. ‘Domani, vengo anch’io’. È venuta. Il giorno dopo anche, quello dopo ancora e quello successivo pure. Quando si è messo a piovere non ci siamo fermate. Dopo poco c’era un gruppetto di donne che ogni giorno ad una certa ora (11.45) si affrettava verso il mare. Presto ci sono stati incontri sottomarini con un grande polpo, una piccola murena, un enorme banco di muggini ed una perfida medusa. Ci siamo spostate nella baia a secondo del tempo per trovare l’acqua limpida o calma, per trovare un riparo dove spogliarci o un po’ di sole nel quale asciugarci.
Man mano che le acque diventavano più fredde ci siamo attrezzate, chi con costumi più tecnici, chi con i guanti, chi con i calzari (una di noi ha preso i geloni). Quasi tutte adoperiamo la cuffia, la doppia cuffia o la doppia cuffia con fascia. C’è la polacca tosta che viene in bikini e berretto di lana, filo di perle al collo. Si aggiunge un uomo, muta intera 4/3 (vuol dire pesante), calzari, guanti e cuffia stile passa montagna, ma attrezzato di geniale boa di salvataggio. Noi non c’avevamo pensato, che bravo!
Siamo uno strano miscuglio: c’è chi normalmente lavora nei ristoranti, o gestisce alberghi, un’insegnante, un’artigiana (io), una business manager (utile – ci ha subito organizzato, dato un nome ed un gruppo WhatsApp), una fisioterapista (molto utile), un medico (molto molto utile), un’insegnante di yoga (molto molto piacevole). Impariamo il respiro di fuoco.
Siamo di varie età, nessuna molto giovane, nessuna molto vecchia. Tutte chiaramente giovanissime di anima. Il sabato e la domenica c’è il piccolo gruppo di figli che gioca e ci guarda dalla battigia, giudizioso.
Siamo internazionali. Oltre alla nostra manager polacca c’è: una tedesca, una scozzese (io), una svizzera. Ma non siamo tutte di sangue freddo. C’è la ecuadoriana. E chiaramente ci sono le italiane, delle quali due liguri, una sola Levantese DOC, la nostra regina delle nevi. Non ci conoscevamo tutte prima, si crea lo spirito di squadra. C’è un momento di scambio mentre ci svestiamo distanziate: battute, notizie, risate e piccole confidenze. C’è il brivido del tuffo. L’urlo!
Poi nuotiamo.
In tutti gli stili, abbracciamo le acque fredde. A volte chiacchieriamo, a volte nuotiamo in silenzio. A volte svaghiamo, a volte nuotiamo forte. Se il mare è calmo stiamo più tempo in acqua e nuotiamo più lontano; se il mare è mosso nuotiamo vicino alla riva, giochiamo nelle onde. Poi c’è il tremolio del rivestirsi, del versare dal thermos il tè caldo allo zenzero e del sorseggiarlo tra i denti battenti. Da sotto i berretti di lana ci scambiamo sorrisi e sguardi complici, esaltati. Poi via, verso casa, doccia, famiglia, lavoro e il resto della giornata invernale. ‘Ci vediamo domani!’
C’era il giorno in cui ha nevicato e siamo andate lo stesso. Il giorno del solstizio d’inverno in cui ci siamo scambiate la tisana con il vin brulé e la torta. Il giorno dell’arcobaleno. C’era il giorno in cui è venuto con noi Beppe il meccanico. Tutto il paese sa che da una vita Beppe nuota tutto l’anno. I pescatori locali ci salutano perplessi. I surfisti locali ci salutano divertiti. Impariamo anche noi a riconoscere i venti: temiamo la tramontana. Conosciamo la temperatura dell’acqua. I gabbiani, le anatre e i cormorani locali ci accompagnano, sempre.
Il Mediterraneo d’inverno non è più freddo del Mare del Nord in estate, e mentre il ‘wild swimming‘, cioè il nuoto selvaggio, è un concetto noto, e perfino popolare in Gran Bretagna ed altri paesi ancor più freddi, non è comune in Italia. Abbiamo la fortuna di vivere accanto ad un mare che, per cinque o sei mesi all’anno è caldo ed invitante. Si riempie di natanti, di barche di tutti i tipi, di kayak, sup, gommoni e canotti. Normalmente, per il resto dell’anno, guardiamo il mare dalla riva.
Ma adesso, tutti i giorni, per mezz’ora, noi sentiamo da dentro quello che prima vedevamo solo da fuori. Ci buttiamo nel mare invernale con i suoi profumi, sapori, mille colori e movimenti, le sue sfumature e le sue luci. Il cielo ci tocca, l’acqua ci circonda, la terra ci aspetta, il freddo ci avvolge. Il nostro respiro è profondo, il sangue scorre, il cuore batte. Facciamo le bracciate e il mare ci abbraccia. Tutto è grande e siamo solo noi. Prendiamo forza.
Si, è stato un anno triste e strano, di chiusure e paure, il 2020. Nella nostra piccola cittadina di mare, si è aperta una porta, che era sempre là.






